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Celestino V, il Papa dimissionario

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Scritto il da Maria Chiara Ferraù

Non solo Papa Benedetto XVI, ma prima di lui nel 1294 Pietro Angelerio, alias Papa Celestino V, rinunciò all’ufficio di romano pontefice secondo quanto si legge nella bolla di Bonifacio VIII, il suo successore.

Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe (di questa città), al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, all’onere e all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro collegio dei cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale”. Così si legge nella bolla pontificia di Celestino V del 13 dicembre 1294.

Celestino, prima eremita, poi Papa e infine santificato, nacque in Molise. I suoi natali vengono rivendicati da Isernia e Sant’Angelo Limosano (dei quali  è patrono), ma il suo rifugio preferito era l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, monumento nazionale dal 1902, posto sulle pendici dell’omonimo monte nei pressi di Sulmona.

Pietro Angelerio ai piedi del monte Morrone in una grotta era solito recarsi per pregare e meditare e qui aveva fatto edificare una chiesetta in onore della Madonna. Fu proprio qui ce gli venne annunciata la sua elezione al soglio pontificio. Celestino V si trasferì sulla Majella dove fondò l’eremo di Santo Spirito. Ritornava però spesso sul Morrone dove dispose la costruzione di un vero e proprio eremo, in un luogo scosceso, di difficile accesso e con lo sguardo rivolto a Sulmona.

Dopo le sue “dimissioni” da Papa, Celestino V tornò all’eremo morronese nel 1295, in fuga dopo aver rinunciato al papato, perché ricercato dal nuovo pontefice, Bonifacio VIII.

Se Dante nella sua Divina Commedia lo accusa di aver rinunciato al papato, Jacopone da Todi lo commisera proprio per aver accettato. Celestino V quando parte alla volta di Roma per l’incoronazione, non fa sellare un cavallo, ma un asino, proprio come Gesù quando entrò trionfante a Gerusalemme la domenica delle palme. Al termine della cerimonia dell’incoronazione, fra una folla di 200 mila persone, Pietro, diventato Celestino V, sale su un cavallo bianco e percorre le vie della città, seguito da una lunga processione.

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